"A tu per tu con i grandi dello sport": Matteo Della Bordella - Cesano Boscone

"A tu per tu con i grandi dello sport": Matteo Della Bordella - Cesano Boscone

Serata speciale a Cesano Boscone con Matteo Della Bordella, che ha guidato il pubblico in un viaggio ai “Confini del mondo”, al cuore della sua straordinaria esperienza alpinistica.

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La serata del 3 ottobre ha inaugurato il ciclo autunnale di incontri “A tu per tu con i grandi dello sport” ed è stata la prima a svolgersi nel nuovo negozio DF Sport Specialist di Cesano Boscone, inaugurato lo scorso dicembre.

L’appuntamento, organizzato dal CAI Corsico in collaborazione con DF Sport Specialist, è nato per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione della sezione, avvenuta nel 1975. Per DF Sport Specialist è stata la 301ª serata di un ciclo ideato nel 2005, ben 20 anni fa, a conferma di una lunga tradizione di incontri dedicati alla montagna, allo sport e ai suoi protagonisti.

Della Bordella, ambassador DF Sport Specialist, alpinista, arrampicatore ed esploratore, è ormai di casa alle numerose serate organizzate per raccontare le sue spedizioni, le sfide e le emozioni vissute sulle montagne di tutto il mondo. Ogni serata che lo vede salire sul palco regala emozioni sempre nuove e mette in luce il suo approccio alla montagna “by fair means”, ad armi pari, fondato su un alpinismo essenziale, concreto e leggero.

La serata si è aperta con il saluto del Presidente del CAI Corsico che ha ricordato una frase di Renato Casarotto, alla quale i membri della sezione si ispirano nel loro andare in montagna.

In montagna il mio zaino non è solo carico di materiale e di viveri. Dentro ci metto la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine.

“È una frase nella quale mi riconosco” ha esordito Della Bordella salendo sul palco. “Condivido lo spirito di Casarotto, vivere la montagna per come siamo, in montagna ci andiamo per scoprire noi stessi, per capire come siamo fatti.”

Della Bordella ha accompagnato il pubblico in un affascinante viaggio attraverso immagini e filmati che hanno ripercorso la sua straordinaria carriera alpinistica: dalle prime uscite con il padre, ai maestri che lo hanno guidato – come Fabio Palma – fino all’ingresso, nel 2006, nel Gruppo dei Ragni di Lecco, che gli ha spalancato orizzonti ancora più vasti, conducendolo alle grandi spedizioni in Groenlandia e in Patagonia, terra a lui particolarmente cara e divenuta ormai una seconda casa.

Nel corso della serata, Matteo ha condiviso la genesi del progetto CAI Eagle Team, frutto del desiderio di formare una squadra di giovani alpinisti e di trasmettere loro non solo tecnica, ma anche valori, visione e passione per l’alpinismo. Nell’ambito di questo progetto, Della Bordella, insieme a Dario Eynard e Mirco Grasso, ha aperto la via "Gringos Locos" sul Cerro Piergiorgio, itinerario iniziato nel 1995 da Maurizio Giordani e Luca Maspes.

"Le difficoltà durante la spedizione non sono mancate – ha raccontato Della Bordella. Nel ’95 Giordani e Maspes erano arrivati a tre quarti di parete senza riuscire ad arrivare in cima. Dopo alcuni tentativi abbiamo sfruttato una finestra di bel tempo e siamo arrivati in cima alle 3 di notte. Non è la cima però che conta, ma tutto ciò che abbiamo vissuto per arrivarci: ogni passo, ogni difficoltà, ogni emozione."

Della Bordella, rientrato da appena tre settimane dall’ultima spedizione in Patagonia, ha raccontato anche la sua più recente avventura: una scalata invernale con l’obiettivo di fare qualcosa di nuovo. Insieme a Tommaso Lamantia e Marco Majori, ha tentato la scalato il Fitz Roy lungo la via aperta da Renato Casarotto nel 1979.

In inverno il tempo è più stabile, ma bisogna fare i conti con il vento, che in parete ha soffiato fino a 40-50 chilometri orari. Ci ha costretti a scendere, e una slavina ha distrutto i nostri sci. Tommaso è dovuto rientrare in Italia per lavoro, così siamo rimasti in due. Dopo questo primo tentativo, si è aperta una finestra di bel tempo e, al terzo giorno di scalata, io e Marco siamo arrivati in cima. Non so se farò ancora altre invernali, ma so di aver vissuto la montagna in modo più selvaggio, autentico e diretto che mai.

La serata si è conclusa con il racconto della spedizione in Groenlandia - “una spedizione fuori dal tempo”, come l’ha definita l’alpinista varesino, e della via Brothers in Arms, una delle pareti più impegnative, nata da un’idea degli indimenticati amici Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto. .