Foto Patagonia © Sho Fujimaki, Ura-Ginza trail in Japan’s Northern Alps

Oltre il Greenwashing: guida alla moda sostenibile per gli sportivi

Impariamo a orientarci nel complesso mercato dell'abbigliamento tecnico, distinguendo tra marketing e impegno reale. Come leggere le certificazioni e come fare scelte consapevoli per proteggere l'ambiente che amiamo esplorare.
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Stai acquistando una giacca tecnica per le tue escursioni: l’occhio cade sull’etichetta che recita “eco-friendly”, “sustainable materials” o “green collection”. Stai davvero acquistando un capo che rispetta certi requisiti? Ma quali sono questi requisiti?

Purtroppo allo stato attuale ci troviamo davanti a termini vaghi, privi di valore legale, su cui contano i brand che praticano il greenwashing per apparire responsabili senza assicurare un reale cambio nelle proprie logiche di produzione. Il settore dell'outdoor è uno dei più esposti a questo fenomeno: alcune aziende usano il legame emotivo con la natura come leva di marketing senza che dietro ci sia nulla di verificabile.

Cos'è il greenwashing e come funziona

Il greenwashing è la pratica di comunicare un'immagine ambientale positiva che non corrisponde alla realtà dei processi produttivi. Non è sempre una bugia esplicita: spesso è un'omissione calcolata, un concetto vago che suona bene ma non significa nulla.

In Italia, l'AGCM ha già sanzionato vari brand di moda per greenwashing. Ora, con la Direttiva Europea Green Claims (2024), scatta l'obbligo di substantiation: le aziende non potranno più usare slogan vaghi, ma dovranno comprovare scientificamente ogni dichiarazione ambientale con prove oggettive e verificabili. È un processo iniziato, che avrà il suo pieno compimento entro il 2030. Vediamo nel frattempo cosa possiamo fare come consumatori per compiere scelte informate.

Certificazioni di Sicurezza Chimica e di Processo

  • bluesign®: È lo standard "totale". Non controlla solo il prodotto finito, ma l'intera filiera (fabbriche, tintorie). Garantisce il minor impatto possibile su ambiente e lavoratori e l'assenza di sostanze tossiche.
  • OEKO-TEX® Standard 100: La più comune in Italia. Assicura che il capo sia sicuro per la salute umana e privo di residui chimici nocivi. Se la giacca tocca la pelle (es. intimo termico), è fondamentale.
  • ZDHC (Zero Discharge of Hazardous Chemicals): Indica l'impegno di un brand a eliminare completamente gli scarichi di sostanze chimiche pericolose nei corsi d'acqua durante la produzione.

Certificazioni sul Benessere Animale

  • ZQ Merino: Spesso presente su marchi premium (come Rewoolution o Smartwool). Garantisce lana merino di alta qualità proveniente da allevamenti che rispettano le "cinque libertà" degli animali, vietano il mulesing (una pratica dolorosa) e seguono piani di gestione ambientale del territorio.
  • RDS (Responsible Down Standard): Certifica che le piume e il piumino dell'imbottitura provengano da oche e anatre che non hanno subito maltrattamenti (niente spiumaggio da vivi o alimentazione forzata).
  • RWS (Responsible Wool Standard): Lo stesso dell'RDS, ma per la lana (molto usato per i capi in Merino). Garantisce il rispetto del benessere delle pecore e la gestione sostenibile dei pascoli.

Certificazioni di Etica e Impatto Aziendale

  • Fair Trade Certified™: Garantisce che i lavoratori lungo la filiera ricevano salari equi, lavorino in condizioni sicure e che una parte del ricavato torni alla comunità locale.
  • B Corp: Non è una certificazione di prodotto, ma d'impresa. Indica che l'intera azienda (es. Patagonia o Karpos) rispetta i più alti standard di trasparenza, responsabilità e performance ambientale.

No greenwashing: gli strumenti concreti per il consumatore

Prima di acquistare, hai a disposizione strumenti concreti per verificare se dietro un'etichetta verde si nasconde un impegno reale. Ecco i siti e le app fondamentali per fare acquisti consapevoli:

  • Good On You: valuta i brand su tre dimensioni — materiali, lavoratori, ambiente. Disponibile per migliaia di brand, aggiornato periodicamente. È il punto di partenza più immediato per chi vuole un'indicazione rapida.
  • B Lab: il registro ufficiale delle certificazioni B Corp. Se un brand dice di essere B Corp, lo verifichi qui in 30 secondi.
  • Registri ufficiali bluesign® eGRS: entrambi pubblicano l'elenco aggiornato delle aziende certificate. Un brand che dichiara bluesign ma non compare nel registro ufficiale non è certificato.
  • AGCM: il database delle sanzioni dell'Autorità Garante italiana è pubblico. Puoi verificare se un brand ha ricevuto provvedimenti per pratiche commerciali scorrette, incluso il greenwashing.

Il Passaporto Digitale di Prodotto: cosa cambierà

Dal 2027, buona parte di questo lavoro di verifica non sarà più necessario: lo faranno le aziende per obbligo di legge. Il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) è lo strumento introdotto dal Regolamento Europeo ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) che impone ai produttori di rendere accessibili, in formato digitale, le informazioni ambientali di ogni prodotto immesso sul mercato UE.

Per il settore tessile e abbigliamento l'obbligo è previsto a partire dal 2027. Concretamente, ogni capo dovrà avere un QR code o un identificatore digitale che, scansionato con qualsiasi smartphone, aprirà una scheda con:

  • composizione dei materiali (percentuale per fibra, origine)
  • contenuto di materiale riciclato, verificato e non dichiarativo
  • carbon footprint del prodotto, calcolata secondo metodologie standardizzate
  • informazioni sul paese e sulle condizioni di produzione
  • istruzioni di fine vita: come smaltire, dove portare, se è riciclabile
  • durabilità e riparabilità: se e come il prodotto può essere riparato

Il sistema si inserisce nel Green Deal europeo, che punta a ridurre di almeno il 55% le emissioni entro il 2030 e a contrastare l'obsolescenza programmata attraverso nuovi standard di progettazione dei prodotti. Una nota di attenzione: il 2027 è la data di adozione degli atti. L'obbligo effettivo per le aziende entrerà in vigore nei 18-36 mesi successivi, a seconda del prodotto. Ma il processo è in corso e irreversibile.

L'impatto pratico sarà radicale: il greenwashing diventerà tecnicamente impossibile. Non si potrà più scrivere "eco-friendly" su un'etichetta senza che il QR code accanto lo dimostri con dati verificabili. Per i brand che già oggi operano con trasparenza - come Patagonia, Ortovox, Icebreaker, Cotopaxi - sarà una conferma. Per gli altri, sarà uno spartiacque.

Ti consigliamo di leggere il nostro approfondimento sui brand che già oggi meritano fiducia in tema di etica e sostenibilità ambientale.

Foto in copertina:
Patagonia © Sho Fujimaki, Ura-Ginza trail in Japan’s Northern Alps